Lunedì, 25 Set 2017
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Presso il Pontificio Istituto Biblico P. Alberto dedica tutta la sua vita alla ricerca e all’esegesi biblica. Così lo ricorda in una lettera mons. Capovilla, segretario personale di Giovanni XXIII: “Vaccari! Uno studioso severo, innamorato del Libro, indagatore delle sue ricchezze, dei suoi segreti. Uomini e sacerdoti come Vaccari convincono che bisogna accostarsi al Libro come Mosè al roveto ardente: a piedi nudi”.

Padre Boccaccio S.J., confratello, amico fraterno e collaboratore, ricorda che “la sua vita di fervente religioso spiccava agli occhi di tutti. Povertà e semplicità di vita. La sua morte è stata il coronamento di una vita di fede. Il messaggio che egli ci lascia è triplice: attaccamento e venerazione alla Sacra Scrittura, sincero attaccamento alla Chiesa, profonda vita spirituale”.

 

Dopo un approfondito studio sulla figura di san Girolamo, che lo porta a diventarne forse il più profondo conoscitore, nel 1923, insieme ad alcuni collaboratori, P. Alberto inizia con il Pentateuco l’impegnativa opera di traduzione dell’intera Bibbia dai testi originali, che terminerà nel 1958.

Nel 1930, P. Vaccari organizza, su impulso del rettore del P.I.B., card. Bea, la prima Settimana Biblica, incontrando da subito l’appoggio di Pio XI, che, nel 1937 vorrà assistere personalmente alle due principali relazioni. Sarà durante questo appuntamento annuale che nascerà, nel 1948, l’Associazione Biblica Italiana (A.B.I.), di cui P. Alberto sarà presidente tra il 1954 e il 1958. Il suo ruolo in queste opere è stato ricordato, a distanza di anni, anche da Paolo VI e Giovanni Paolo II.

Nel gennaio 1959 viene annunciato il Concilio Vaticano II: il 12 luglio 1960 Giovanni XXII nomina P. Vaccari membro della Commissione preparatoria centrale e, nel 1962, perito del Concilio. In vista di tale evento il Pontificio Istituto Biblico aveva inviato alla Commissione preparatoria competente una proposta (votum) - alla cui definizione aveva collaborato anche P. Vaccari - che toccava temi rilevanti come l’ecumenismo, il rifiuto dell’antisemitismo, la negazione della teoria delle due fonti della rivelazione, la storicità dei vangeli, la conferma dell’enciclica “Divino afflante Spiritu” e la revisione dei metodi del Sant’Uffizio.

P. Alberto ricopre inoltre un ruolo attivo all’interno del dibattito sull’esegesi che si sviluppa a partire dagli anni ’30: in questo periodo infatti, con la diffusione delle opere di un sacerdote che criticava – come ricorda S. Schmidt S.J. – “lo studio e l'interpretazione scientifica della Sacra Scrittura dicendoli fondati «su base razionalistica e modernistica»”, veniva, in pratica, attaccata radicalmente l’impostazione del P.I.B.. Questi attacchi provocano, nell’arco di un decennio, l’intervento di Pio XI e Pio XII a difesa dell’attività dell’Istituto, fino a giungere, nel settembre 1943, alla pubblicazione, da parte sempre di Pio XII, dell’enciclica “Divino afflante Spiritu”, “sul modo più opportuno di promuovere gli Studi Biblici”, che sarà in seguito definita dal Card. Bea “la «Magna Charta» degli studi biblici cattolici”.

All’interno del dibattito, che vede coinvolti i massimi gradi delle gerarchie ecclesiastiche (oltre ai Pontefici, anche il Sant’Uffizio, Cardinali e arcivescovi) padre Alberto concorre attivamente a definire le posizioni assunte dal Pontificio Istituto Biblico: scrive infatti l’introduzione e il commento a “Lo studio della sacra scrittura”, la lettera con cui, nel marzo 1943, la Pontificia Commissione Biblica difende lo studio scientifico delle Sacre Scritture e, nel 1944, pubblica su Periodica “Annotationes ad Encyclic. “Divino afflante Spiritu”, approfondendo, tra gli altri, i temi della critica testuale, dell’autenticità della Vulgata latina e dell’interpretazione delle Sacre Scritture.

Infine, a coronamento di una vita di studi, P. Alberto riceve, nel 1958, la laurea honoris causa in Sacra Teologia dall’Università di Lovanio. Tra le motivazioni si legge che il prestigioso riconoscimento è stato attribuito a P. Vaccari “per il suo diuturno e fruttuoso magistero meritatamente annoverato tra i più dotti e più celebri esegeti del nostro tempo; essendo degno della massima lode per la sua preclara erudizione circa la storia e la critica del testo del Vecchio Testamento e per la meravigliosa perspicacità nel dare spiegazione della sacra Scrittura; avendo contribuito molto alla nuova traduzione della Sacra Scrittura nella sua lingua patria e alla versione in latino dei Salmi con la sua mirabile industria”.

 

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